E' il Sistema, che ci legittima a criticare il Sistema
Faith Wilding, Waiting, 1974
Vito Acconci, Conversions, 1971
Richard Long, A line made by walking, 1967
Chris Burden, Transfixed, 1974
Mierle Laderman Ukeles, Hartford Wash: Washing/Tracks/Maintenance: Outside, 1973


Per confrontarsi artisticamente con un contesto sensibile e, soprattutto, storicamente stratificato e morfologicamente definito – una piazza, un giardino, un luogo abitato – la qualità della realizzazione, da sola, non basta. Ciò non dipende dalla tecnica o dalla finezza esecutiva.

È, piuttosto, un atteggiamento – come dire? – a metà tra empatia e analisi, coinvolgimento emotivo e pragmatica dei luoghi.

Serve, insomma, un supplemento di cura e attenzione.


Collocare una scultura realizzata astrattamente (per esempio in studio), nella sfera sociale o nel tessuto della natura, per quanto essa sia potente ed evocativa, è comunque un gesto pieno di conseguenze, che non si risolve semplicemente in un’addizione ornamentale.

Ne deriva una grande responsabilità – etica prima che estetica – a carico degli artisti.


Ogni opera istituisce sempre un rapporto con lo spazio: la distanza nella pittura o i rapporti pieno/vuoto e luce/ombra della scultura. A un grado di complessità maggiore, c’è la Site specificity. Le realizzazioni, prendendo un aspetto installativo, si articolano secondo coordinate – geometriche, ambientali, storiche, emotive – specifiche del luogo.

Altrove, la stessa opera non avrebbe ragione d’esistere.


Lo spazio ha una sua forma, risultante in negativo degli oggetti. Se il procedimento artistico si cristallizza nella omogeneità dell’opera, questa si offre alla contemplazione e non prevede nessuna interazione. Lo spazio, al contrario, è sempre incardinato al registro empirico dell’uso, del vissuto, e non solo agli aspetti sensoriali.

Lo spazio – sostanza fra le cose – è quindi intrinsecamente relazione, connessione, processualità, chiamando altresì in causa il tempo e il movimento.


Ecco, io ripartirei da qui, da queste coordinate: spazio-tempo-movimento.

Proprio come un’emissione vocale, ch’è comunque una presenza plastica nello spazio delle relazioni, ma dinamica ed effimera, colma di quel significato esistenziale che ogni espressione umana porta con sé.

Ascoltare, muoversi, riflettere: abitare la storia, leggere lo spazio, interpretare la memoria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *