E' il Sistema, che ci legittima a criticare il Sistema

Osceno #11

tratto da Matteo Salvini, Lettere dal barcone, Mondadori, Milano 2019

Ci sono momenti in cui non vorrei fare nulla. Girare a vuoto. Far cadere questa maschera. Andare vicino alle persone, sorridere. Girare a vuoto e perdermi nella città anche se il freddo è insistente e lo stomaco dà fastidio.
Non posso entrare in un bar, è tardi. Non posso camminare senza meta.
Mascherina. Troppa anidride carbonica. Mal di testa.
Scivolo. Mi riprendo. Le scarpe allacciate. I piedi sono comunque freddi.
A volte sto così. Continuo a remare. Profugo.
Il cappotto pesante, non lo è abbastanza. La maglia di lana è piena di pelucchi. Ci sono affezionato ma mi chiedo se non mi generi qualche disagio.
La barba è incolta. Incolta da sempre. Se qualcuno ora mi fermasse gli direi: “Non essere giovane. Non avere talento”.
Il disagio è di chi non si è rotto. Rompersi da sempre.
Trasandati pensieri di deriva.
Mantenere le apparenze. Romperle. Romperle da sempre.
Rompersi è la breccia del diverso. Il diverso è un naufrago che mi modifica. Evolvo. L’acqua entra mentre provo a respirare. Penso di non farcela.
Sbatto le mani.
Mi aggrappo a qualcosa. Altri barconi. Altri sogni.
Infrangersi.
Attendo la notte, a volte. Dormire, resettare, ricominciare.
Mela. Spegni. Gel sulle mani. Ho toccato qualcosa.
Poi arrivano altri giorni. Giorni migliori. Si approda, si scende. L’acqua si calma. Ogni volta è diverso, ogni volta è uguale. Ogni volta ti ritrovi naufrago.

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